Paolo Ventura - L'Automa (the Automaton)

Palazzo Fortuny - Venezia 04.03 - 08.05.2011


La città e le sue componenti vengono descritte ed interpretate attraverso una ventina di fotografie (100×120 cm) e un modellino (diorama, di 300×200 cm) – insieme a una selezione di disegni ed acquerelli di studio dei personaggi e delle ambientazioni – che appaiono come una realtà al contempo veritiera ed illusoria, se non sostanzialmente onirica. Attraverso due distinti processi creativi (la realizzazione iperrealistica dei diorami, che diventano un vero e proprio “set” e l’elaborazione dello “scatto”) Ventura offre allo sguardo una sorta di artificiosa e ben confezionata “bugia” che, con dovizia di dettagli, risulta tanto verosimile quanto lo sono gli elementi narrativi dal sapore tragico e desolante della guerra, frutto di memorie familiari tramandate durante l’infanzia. Si tratta di una chiave sicuramente inusuale e poetica per raccontare una storia, in bilico tra sogno e realtà, tra cinema e scenografia, tra fotografia e memoria. La vicenda si sviluppa nel 1943, sotto l’occupazione tedesca. Venezia è una città vuota e avvolta permanentemente da una sottile nebbia surreale che ne appiattisce i volumi e la tramuta in una sorta di quinta teatrale. Qui, un vecchio ebreo, ormai solo, appassionato di libri e “automi”, decide di costruirne uno, programmandone i meccanismi affinché in occasione di pranzi e cene saluti il suo anziano commensale con un fragoroso “brindisi”. Quando, nel dicembre dello stesso anno, inizia il rastrellamento del Ghetto ed il conseguente arresto, finalizzato alla deportazione dei pochi ebrei rimasti, l’uomo si trova a casa mentre sente arrivare la polizia a perquisire la sua abitazione. È quasi ora di cena e nonostante sia nascosto con il suo “automa”, sente iniziare ad attivarsi lentamente quegli ingranaggi che inevitabilmente avrebbero portato al quotidiano saluto e di conseguenza al suo arresto. Ma quando tutto sembra perduto, improvvisamente l’arto meccanico si blocca, rimanendo in silenzio, mentre la polizia abbandona l’abitazione…il vecchio è salvo, ma quel giorno saranno 200 gli ebrei arrestati e deportati, la maggior parte dei quali non farà più ritorno.

Museo Fortuny
Catalogo pubblicato da Peliti Associati

The city and its components are described and interpreted via a score of photographs (100cmx120cm) and a model (diorama, 300cmx200cm) – together with a selection of drawings and watercolour studies of characters and environments – presenting a reality at the same time faithful and fanciful, if not fundamentally dream-like. Through two distinct creative processes (the creation of the hyper-realistic diorama, which becomes a real “set”, and the elaboration of the “snapshot”) Ventura offers a sort of contrived and well-packaged “lie”, that, so rich in detail and imbued with the tragic and distressing flavour of the war, is credible as the fruit of family memories handed down in childhood. It’s an unusual and poetic way to tell a story, poised between dream and reality, cinema and theatre, photography and memory. The plot unfolds in 1943, under the German occupation. Venice is an empty city, permanently shrouded in a thin, surreale mist that flattens the surfaces and turns it into a kind of theatrical backdrop. Here, an old Jew, by now all alone. As well as books he is passionate about “automatons”, and decides to build himself one, programming its mechanisms so that at lunch and dinner time it salutes its old dining companion with a loud “toast”. When, in December that year, the round-up and arrests begin in the Ghetto with a view to deporting the few remaining Jews, the man is at home as the police come to search his house. It’s almost dinner time and, notwithstanding that he is hiding with his “automaton”, he hears it slowly start cranking up the gears that would lead inevitably to the daily salute and consequently his own arrest. But, when all seems lost, suddenly the mechanical arm jams, and stays silent, while the police leave the house… The old man is saved, but on that day 200 Jews will be arrested and deported, most of them never to return. Some of the works on display will be exhibited in June at New York’s Museum of Art and Design. The exhibition is organized in collaboration with the Bugno Art Gallery.

Fortuny Museum
Book published by Peliti Associati